{"id":54,"date":"2010-11-14T23:40:37","date_gmt":"2010-11-14T22:40:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lolloweb.com\/balestrieriassisi\/?page_id=54"},"modified":"2023-05-25T11:20:24","modified_gmt":"2023-05-25T10:20:24","slug":"la-balestra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/?page_id=54","title":{"rendered":"La Balestra"},"content":{"rendered":"<div>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Introduzione alla Balestra<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px;\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2381\/2351444043_361aa3d087_m.jpg\" alt=\"Balestra da Banco\" width=\"144\" height=\"216\" align=\"right\" border=\"0\" \/>Quest\u2019arma temibile, inventata 2400 anni fa, raggiunse una notevole popolarit\u00e0 nel secolo XI\u00b0 e per cinquecento anni, sino all\u2019avvento di armi da fuoco efficienti, ebbe un ruolo preponderante in situazioni difensive.<br \/>\nEssa veniva usata principalmente nella difesa di luoghi fortificati o protetti, come castelli e navi, e contribu\u00ec in misura significativa anche alla conoscenza dei materiali (per le sollecitazioni a cui l\u2019arco doveva resistere) e dell\u2019aerodinamica (grazie alle caratteristiche peculiari del volo compiuto dalla freccia). L\u2019aerodinamica della freccia della balestra e i principi del suo funzionamento ispirarono molte divagazioni, di Leonardo da Vinci nei campi della fisica e dell\u2019ingegneria.<\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Caratteristiche tecniche<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px;\" src=\"http:\/\/farm4.static.flickr.com\/3028\/2351442925_b16c5776a4_m.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"240\" align=\"left\" border=\"0\" \/>Gli armaioli e i costruttori che progettavano le balestre e le armi a esse affini ignoravano la matematica e altre nozioni tecniche formali. Eppure le prove eseguite alla Pur due University dimostrano che quegli artigiani riuscivano a raggiungere un alto grado di raffinatezza nei riguardi dell\u2019aerodinamica e che possedevano una buona conoscenza dei principi della meccanica.<br \/>\nRispetto ad altre macchine, la balestra non \u00e8 complessa. Un arco, di solito troppo potente per essere teso senza ausili meccanici, \u00e8 montato trasversalmente sulla parte frontale di un fusto di legno o di metallo chiamato propriamente teniere. E\u2019 presente inoltre un qualche dispositivo per portare la corda nella posizione di completa tensione e per poi farla scattare. La freccia corta \u00e8 guidata o all\u2019interno da una scanalatura incassata nella faccia superiore del teniere o da sostegni che la reggono alle due estremit\u00e0. Se l\u2019arco \u00e8 abbastanza potente, un dispositivo per tendere la corda viene incorporato nel teniere oppure portato separatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000080;\">I vantaggi della Balestra<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px;\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2062\/2351442803_6a7656101f_m.jpg\" alt=\"\" width=\"144\" height=\"216\" align=\"right\" border=\"0\" \/>La balestra offriva dei vantaggi rispetto all\u2019arco. Innanzitutto aveva una gittata maggiore, cosicch\u00e9 i balestrieri potevano tirare in assoluta tranquillit\u00e0 contro arcieri e cavalieri ancora troppo lontani per poterli colpire a loro volta. In secondo luogo, il teniere e i dispositivi per tendere la corda e per farla scattare rendevano in parte meccanico il ciclo di tiro, richiedendo cos\u00ec sforzo e abilit\u00e0 minori nell\u2019uso dell\u2019arma. I ganci che trattengono e liberano la corda e la freccia rappresentano uno fra i primi tentativi di meccanizzare alcune funzioni della mano umana. Un notevole svantaggio della balestra era la minore frequenza di tiro rispetto all\u2019arco. Di conseguenza il suo uso militare era limitato principalmente a situazioni nelle quali, durante il processo di ricaricamento, era disponibile un riparo. Ecco perch\u00e9 le balestre venivano usate soprattutto da guarnigioni poste a difesa di castelli, da forze d\u2019assedio e a bordo delle navi.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000080;\">La storia della Balestra<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/?attachment_id=1180#main\" rel=\"attachment wp-att-1180\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1180\" src=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1084\" srcset=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-300x127.jpg 300w, https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-1024x434.jpg 1024w, https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-768x325.jpg 768w, https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-1536x650.jpg 1536w, https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/IMG_0932-2048x867.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/a>La balestra fu inventata molto tempo prima di diventare popolare. Circa la sua invenzione vi sono due rivendicazioni di priorit\u00e0, una da parte della Grecia, l\u2019altra della Cina. Attorno al 400 a.C. i greci svilupparono la balista, una specie di catapulta per il lancio di pietre e frecce. L\u2019idea nacque dai tentativi fatti per aumentare la potenza degli archi. La balista, che assomiglia alla balestra, alla fine raggiunse grandi dimensioni: sembra, tuttavia, che fra i primi esemplari ve ne fossero alcuni aventi le stesse dimensioni di una balestra. Le rivendicazioni della Cina sono confortate a livello archeologico da meccanismi di sganciamento in bronzo prodotti attorno al 200 a.C. Le rivendicazioni della Grecia sono anteriori a questa data, ma documenti scritti cinesi situano d\u2019altra parte l\u2019impiego della balestra in battaglia attorno al 341 a.C. Altri documenti, di cui \u00e8 difficile valutare l\u2019attendibilit\u00e0, fanno risalire l\u2019uso della balestra ad almeno un secolo prima.<br \/>\nDalla documentazione archeologica risulta che l\u2019uso della balestra in Europa continu\u00f2 ininterrottamente dai tempi classici sino al periodo di massima popolarit\u00e0, tra il XI ed il XVI secolo, e pare che due fattori ne abbiano limitato la diffusione prima del XI secolo. Un fattore consisteva nel costo maggiore delle balestre per armare le truppe rispetto agli archi. L\u2019altro fu la relativa scarsit\u00e0 di castelli, che divennero storicamente importanti solo nel periodo normanno.<br \/>\nCon la costruzione dei castelli, la balestra divenne parte integrante di una rivoluzione sociale violenta e profondamente d\u2019\u00e9lite. Spesso le fortificazioni in epoca pre-normanna erano semplici, progettate in vista di un uso occasionale e intese a proteggere l\u2019intera popolazione di una zona. All\u2019interno delle mura, quando gli abitanti vi cercavano riparo dalle bande di razziatori, vi era quindi abbondanza di armi da getto. I normanni esercitavano il controllo attraverso una piccola minoranza militare, pesantemente armata, che dominava una popolazione contadina e urbana molto pi\u00f9 estesa. I loro castelli miravano a fornire protezione ai pochi nei confronti dei molti, oltre che ai pochi nei confronti dei membri armati e predatori della loro stessa casta. La gittata superiore delle balestre li aiutava a rendere pi\u00f9 sicuri questi rifugi.<br \/>\nNei secoli successivi all\u2019avvento della balestra come arma offensiva furono compiuti sforzi per migliorarne la potenza e uno dei miglioramenti adottati potrebbe essere stato mutuato dagli arabi. Gli archi degli arabi erano del tipo noto come arco composto. La loro struttura merita questo nome, giacch\u00e8 furono importanti precursori dei materiali compositi di oggi. Un arco composto offre chiari vantaggi rispetto a un arco formato da un singolo pezzo di legno.<br \/>\nBalestre con arco composto continuarono a essere usate per tutta l\u2019ultima parte del medioevo e nel rinascimento. Esse erano pi\u00f9 leggere delle balestre di acciaio, che cominciarono a essere prodotte attorno al 1400, avevano una gittata maggiore in relazione a una data forza di lancio ed era meno probabile che fallissero in modo catastrofico. Gli archi composti erano abbastanza comuni ai tempi di Leonardo. Dai suoi manoscritti risulta che egli ebbe modo di riflettere sulla loro costruzione e ne trasse intuizioni fondamentali sul modo in cui i materiali si comportano quando sono sottoposti a sollecitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px;\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2233\/2351444181_6b3a43b923_m.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"160\" align=\"right\" border=\"0\" \/>L\u2019arco medioevale di acciaio rappresent\u00f2 il culmine nella costruzione delle balestre. Le sue prestazioni non furono eguagliate sino alla comparsa delle fibre di vetro e di altri materiali compositi moderni dopo la seconda guerra mondiale. Gli archi d\u2019acciaio potevano raggiungere livelli di potenza che nessun materiale organico del tempo era in grado di eguagliare. Ralph Payne-Gallwey, uno sportivo vissuto in epoca vittoriana e autore di un trattato sulla balestra divenuto un classico, prov\u00f2 una grande balestra da guerra che con una forza di lancio di 550 chilogrammi scagliava una freccia di 85 grammi alla distanza di 420 metri. Egon Harmuth, un esperto di storia della balestra, ritiene che siano esistiti archi con forza di lancio doppia di questa. Gli arcieri del tempo, che usavano l\u2019arco lungo, si dovevano limitare per lo pi\u00f9 all\u2019impiego di archi con una forza di lancio inferiore ai 45 chilogrammi. Persino usando frecce speciali molto leggere, non riuscivano, a quanto pare, a superare una gittata di 275 metri.<br \/>\nA mano a mano che gli archi d\u2019acciaio raggiungevano nuovi livelli di potenza, diminuivano le possibilit\u00e0 di sfruttarne appieno le caratteristiche. La maggiore massa dell\u2019arco fissava un limite alla sua capacit\u00e0 di accelerazione. Era difficile produrre acciaio in verghe abbastanza grandi per costruire archi completi, cosicch\u00e9 essi venivano ottenuti di solito saldando assieme molti pezzi pi\u00f9 piccoli. Ogni saldatura comportava una maggiore possibilit\u00e0 di inconvenienti e costituiva quindi anche un rischio per il balestriere.<br \/>\nGli archi pi\u00f9 potenti crearono la necessit\u00e0 di meccanismi di sganciamento anch\u2019essi pi\u00f9 potenti. Fino a quell\u2019epoca i congegni di scatto europei, formati di solito da una \u201cnoce\u201d rotante e da un \u201cgrilletto\u201d a leva, furono di gran lunga inferiori ai meccanismi cinesi, dotati di una leva intermedia grazie alla quale il balestriere poteva scoccare una freccia con un arco pesante, esercitando sul grilletto una pressione breve, decisa e lieve. Poco dopo il 1500 grilletti perfezionati, formati da un sistema di leve multiple, cominciarono ad apparire in Germania. Manoscritti di circa un decennio prima dimostrano che Leonardo era gi\u00e0 pervenuto a questa soluzione e ne aveva calcolato i vantaggi meccanici.<br \/>\nAnche la freccia corta della balestra fu perfezionata considerevolmente nel corso degli anni. Nell\u2019antichit\u00e0 le frecce dovettero essere perci\u00f2 riprogettate per essere usate nelle balestre e nelle catapulte. Poich\u00e9 la superficie del teniere faceva meglio coincidere il moto della corda con la linea di volo iniziale e i dispositivi di guida sostituivano le mani dell\u2019arciere, le frecce poterono essere pi\u00f9 corte e pi\u00f9 rigide. Diveniva cos\u00ec pi\u00f9 facile, al tempo stesso, riporle e trasportarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px;\" src=\"http:\/\/farm3.static.flickr.com\/2013\/2351444283_6fbde2f6cb_m.jpg\" alt=\"frecce\" width=\"240\" height=\"138\" align=\"left\" border=\"0\" \/>Le nuove caratteristiche adottate possono essere rappresentate da due tipi principali di freccia rimasti. Uno di essi, lungo press\u2019a poco la met\u00e0 di una freccia dell\u2019arco convenzionale, si allarga nettamente verso la parte posteriore e ha un\u2019impennatura formata da alette di per se stesse troppo piccole per assicurargli una buona stabilit\u00e0. La parte posteriore dell\u2019asta \u00e8 costruita in modo da essere bloccata da un gancio d\u2019arresto. L\u2019altro non ha n\u00e9 alette n\u00e9 penne. La punta metallica si estende per un terzo circa della lunghezza complessiva e l\u2019asta di legno \u00e8 stata ridotta alla lunghezza minima necessaria per guidare la punta nel volo attraverso l\u2019aria. Anche la sezione di questa freccia aumenta verso l\u2019estremit\u00e0 posteriore e la lunghezza complessiva \u00e8 meno di 15 centimetri.<br \/>\nQueste frecce attestano un\u2019esperienza considerevole nel campo dell\u2019aerodinamica da parte degli innovatori romani che per primi le progettarono. Oggi \u00e8 chiaro che l\u2019impennatura, che impedisce alla freccia di ruotare durante il volo, \u00e8 fra le fonti principali di resistenza aerodinamica della freccia.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 ragione di supporre che i tecnici del tempo disponessero di conoscenze sulla pressione o conoscessero i particolari del flusso dell\u2019aria e della resistenza aerodinamica. Queste idee cominciarono a emergere solo con Leonardo e senza dubbio, quindi, nell\u2019antichit\u00e0 le frecce venivano progettate con un procedimento per tentativi di errori, associati a deduzioni logiche. Probabilmente i fattori guida erano la gittata massima e la forza d\u2019impatto. Gli artigiani del tempo riuscirono nondimeno a conseguire sostanziali miglioramenti nella progettazione delle frecce.<br \/>\nDietro tutta questa evoluzione nel campo della meccanica vi era una forte necessit\u00e0 di balestre e munizioni. Spesso il grosso della guarnigione di un castello, in tempo di pace, era costituito da balestrieri. Ne risult\u00f2, com\u2019era da attendersi, una tendenza verso una produzione in serie che anticip\u00f2 di molto la rivoluzione industriale. Un esempio \u00e8 costituito da un dispositivo formato da un paio di blocchi di legno accostabili fra loro con un sistema a vite in modo da formare una sorta di morsetto. I blocchi avevano una scanalatura per poter accogliere l\u2019asta di una freccia. Le alette delle frecce fuoriuscivano da fenditure e poggiavano su una piastra metallica che fungeva da guida per rifilarle alle giuste dimensioni e orientarle con la giusta simmetria. Quest\u2019operazione di munire una freccia di alette, di rifilare queste ultime e di orientarle nel modo desiderato si chiamava impennatura. Da quell\u2019epoca in poi essa cominci\u00f2 a essere meccanizzata. Entrano in funzione la piallatrice per arrotondare l\u2019asta e incidere le scanalature per le alette, poi i torni.<br \/>\nDopo Leonardo, con il diffondersi delle armi da fuoco la balestra cominci\u00f2 a perdere popolarit\u00e0. Essa continu\u00f2 ad essere usata in mare, dove non presentava i problemi di accensione che aveva comportato l\u2019impiego delle prime armi da fuoco e dove le murate delle navi offrivano protezione per l\u2019operazione di ricaricamento. Versioni pi\u00f9 pesanti continuarono a essere usate anche per la caccia alla balena. Sulla terraferma le armi da fuoco sostituirono, invece, gradualmente la balestra nella caccia. Un\u2019eccezione \u00e8 costituita da una versione della balestra, la cosiddetta \u201cpallottoliera\u201d, che scagliava pietre o pallottole. Quest\u2019arma, usata per cacciare selvaggina di piccola taglia, rimase in uso fino all\u2019ottocento inoltrato. Taluni elementi delle armi da fuoco come fusti, grilletti e mire regolabili, furono sviluppati all\u2019inizio per le balestre. In particolare per quelle per il tiro a segno che ancora sopravvivono in molte parti del mondo. Nell\u2019ultimo secolo c\u2019\u00e8 stato un ritorno della balestra ad arco composto. Le fibre di vetro sono un\u2019alternativa moderna al tendine e la loro matrice di plastica ha sostituito il corno di bufalo. Oggi la balestra ha un certo seguito ed il balestriere pu\u00f2 disporre di una balestra notevolmente perfezionata rispetto a quella medioevale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000080;\">La Balestra in Italia<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia la balestra fa la sua comparsa con le milizie di balestrieri. Un esempio ne abbiamo a Pisa, a Genova. Il successo che la balestra ebbe nella guerra in Terra Santa fece s\u00ec che il Papa Innocenzo II, nel 1139, pronunciasse un anatema contro di essa \u201cillam mortiferam artem ed Deo odibilem Ballistariorum et Sagittariorum adversus Christianos et Catholicos exerceri de cetero sub anathemate prohibemus\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Firenze ebbe la propria milizia ed in questa milizia vi furono balestrieri assisani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/?attachment_id=1125#main\" rel=\"attachment wp-att-1125\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1125\" src=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/stemma.gif\" alt=\"\" width=\"115\" height=\"177\" \/><\/a>Peter Brown, professore di storia antica e di archeologia mediterranea alla University of California di Berkeley, ha condotto lunghi studi sulle donne combattenti, restringendo il fenomeno all\u2019Italia centrale, dove, secondo le sue ipotesi, il fenomeno dell\u2019immigrazione longobarda era stato pi\u00f9 evidente. Indico il 14\u00b0 meridiano da Trento, Padova, Faenza, Fano, Spoleto, dove gli insediamenti longobardi erano stati pi\u00f9 massicci. Questo studioso afferma che, nel XIII\u00b0 e XIV\u00b0 secolo, le compagnie di ventura imperversavano numerose nella grande pianura umbra: Todi, Perugina, Assisi, Foligno, Spoleto ed i loro territori montani costituivano il teatro delle loro battaglie. In una compagnia di ventura dell\u2019entroterra Assisano e Noverino, comandata da Gualdana di Pietro, numerose furono le donne balestriere. Cita un documento ecclesiastico datato 1397, probabilmente una specie di scomunica, dove sono addirittura indicati i loro nomi. I suoi balestrieri furono scomunicati due volte, quali portatori di morte. Nel citato documento viene riportato il comportamento di queste donne in combattimento. Definite figlie del diavolo, esse non facevano prigionieri, anzi, i pochi che catturavano vivi li usavano come bersagli umani tirando con le loro balestre sui genitali degli sventurati.<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione alla Balestra Quest\u2019arma temibile, inventata 2400 anni fa, raggiunse una notevole popolarit\u00e0 nel secolo XI\u00b0 e per cinquecento anni, sino all\u2019avvento di armi da fuoco efficienti, ebbe un ruolo preponderante in situazioni difensive. Essa veniva usata principalmente nella difesa di luoghi fortificati o protetti, come castelli e navi, e contribu\u00ec in misura significativa anche &#8230; <a title=\"La Balestra\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/?page_id=54\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La Balestra\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":56,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-54","page","type-page","status-publish"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/54","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/54\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1183,"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/54\/revisions\/1183"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/56"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.balestrieriassisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}